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Se la Terra avesse un diametro di pochi metri

Appassionata studiosa di geografia, da anni dedita alla salvaguardia dell’ambiente e alle soluzioni delle problematiche di mancato sviluppo delle popolazioni più povere che abitano il pianeta, non posso, in queste pagine, non citare Millerquando ricorda che: “Se la Terra avesse un diametro di pochi metri, se potesse galleggiare su un piccolo campo, la gente arriverebbe da ogni luogo per vederla: le girerebbe attorno, ammirerebbe i suoi grandi e piccoli stagni, e l’acqua che vi scorre in mezzo. Ammirerebbe i suoi rilievi e le sue cavità. Ammirerebbe lo strato sottile di gas che la circonda e l’acqua sospesa nel gas. Ammirerebbe gli esseri viventi che camminano sulla sua superficie e quelli che dimorano nelle sue acque …. La dichiarerebbe sacra perché sarebbe unica e la proteggerebbe perché non venisse ferita.La Terra sarebbe la più grande delle meraviglie conosciute e la gente verrebbe per pregare davanti a lei, per essere guarita, per avere il dono della conoscenza, per capire la bellezza, e per chiedersi com’è possibile realizzarla. La gente l’amerebbe e la difenderebbe con la propria vita, perché saprebbe che la propria vita non sarebbe niente senza di essa.” (Pappalardo, 1996, 1998, 2000). 

E non è forse quello che è successo sul lago d’Iseo nella primavera del 2016 grazie all’opera di Christo? 

Ironizzare sull’arte contemporanea è facile, più impegnativo è invece guardare davvero il lavoro di Artisti che non usano più concetti come quadro o scultura e creano qualcosa d’altro, cercando di restare radicalmente legati al presente. Qualcosa che è, infatti, successo con il lavoro di Christo, Artista capace di portare cinque milioni di persone davanti al Reichstag impacchettato a Berlino e oggetto d’incredibili affluenze di pubblico per “The Floating Piers”. Con la passerella sul lago di Iseo l’artista bulgaro non ha portato l’arte alla gente, ma la gente dentro l’arte, esaudendo il loro desiderio di essere parte dell’opera. Christo ha dimostrato che l’arte può essere un bene comune, libera nell’accesso. La sostenibilità dell’opera è però anche estetica: “The Floating Piers” ha impreziosito un bel sito, ponendo l’accento, con la fluorescenza scolastica dell’evidenziatore, sulla bellezza del paesaggio! Per il successo dell’opera, certo, hanno contato la notorietà dell’Artista, il battage mediatico, la gratuità dell’evento e l’effetto passeggiata cristologica della passerella. Forse anche l’aver sottratto l’esperienza ambigua e liberatoria dell’arte alla tirannia della critica, altrimenti spietata nel far sentire ignoranti tutti i non addetti ai lavori, ha contribuito al trionfo. Sul Lago d’Iseo la passerella di Christo restava tale, perché doveva essere percorsa, ma era anche cornice e segno di un’opera d’arte. E si poteva attraversare in ogni direzione, senza limiti di sosta e di senso interpretativo. “The Floating Piers”, la passerella che dal 18 giugno al 3 luglio 2016 ha collegato Sulzano con Monte Isola passando per l’isola di San Paolo, è stata un’opera di land art popolare. 

“The Floating Piers” di Christo. http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/the-floating-piers-domenica-1.2290487 

Quello che è sotto gli occhi di tutti è il successo di visitatori. Si stimava arrivassero sul lago d’Iseo 45 mila persone al giorno, ma la media è stata di oltre 70 mila. Ci si aspettava che alla fine sulla passerella avrebbe camminato un milione di persone, ma si è superato il milione e mezzo totale. “La gente viene da ogni parte per camminare verso il nulla – diceva ammirato l’Artista – Non per lo shopping, non per incontrare gli amici”. Poi ammoniva: “Se non avete pazienza, non venite. L’attesa fa parte dell’esperienza”. Così come la pioggia, il vento, il sole, la luce del giorno e il buio. Tanti hanno anche tifato affinché l’opera non fosse smontata, ma diventasse perenne o almeno, si è chiesto, l’Artista allungasse la vita del suo capolavoro. Ma le opere dell’artista bulgaro sono così: temporanee, accessibili a tutti e gratuite. E non si cammina verso il “nulla”, ma in un’opera d’arte in un paesaggio d’artista! 

Se alle sue origini il contemporaneo, per sua natura, era elitario, si rivolgeva a piccoli gruppi di iniziati, era un sistema assolutamente autoreferenziale, perché viveva sulle relazioni tra l’artista e il gallerista, il gallerista e il museo, il museo e il critico d’arte… ecco, tutto questo dagli Artisti di arte contemporanea attuali è scardinato: non esiste il Sistema dell’arte, quello che esiste è l’opera, e la possibilità di essere dentro l’arte. 

Christo a proposito della sua ultima opera ha scritto: “Non è un dipinto, non è una scultura. E’ un’opera d’arte che per poterla vedere devi metterci dentro il tuo corpo”; con le sculture di Ralph Hall si giunge al cuore del male compiuto dall’umanità: questo è il più grande insegnamento … l’insegnamento che ci porta a vincere la diffidenza e ci porta a capire che l’arte “serve”: … nel nostro cuore per farci vedere le cose da un altro punto di vista, … per capire che si può cambiare, … per aprire la mente e per costringerci in qualche modo a pensare a ciò che, in questo momento, il nostro pianeta subisce. E’, infatti, ora, improcrastinabile, il momento di dichiarare sacra la Terra e tutti i suoi esseri viventi (Calarco, 2012). 

Infatti: “C’era una volta un mondo dove l’uomo viveva in armonia con la natura, in equilibrio con tutte le specie del nostro pianeta” e la perdita dell’Eden è l’ossessione di Hall, un Artista che, rileggendo Animal liberation l’opera scritta da Singer nel 1975 e reinterpretandola in chiave particolarmente originale, dal 2011 ha iniziato a realizzare opere in ceramica che, slegandosi dalle tendenze artistiche comuni, seguendo le linearità estetiche della moda, esprimono la violenza folle e illogica operata dagli uomini sugli animali ma anche su se stessi. La sua tematica costante, fino all’ossessività, è la ricerca del Paradiso perduto.  

La lettura e l’interpretazione dei segni che l’uomo ha impresso sul pianeta nel corso del tempo consentono di rivedere il paesaggio non solo in senso conservativo, ma facendolo anche rientrare nella nostra attività del presente.  

Utile analizzare come, mentre la società muta, il paesaggio cambi con essa, sia sotto il profilo formale sia strutturale e gli elementi che lo compongono si deformino e degradino irrimediabilmente.  

Il paesaggio si trasforma poiché mutano i ruoli, ossia i significati, le funzioni dei suoi elementi, a causa del modificarsi delle relazioni (o dei legami) che intercorrono tra gli uomini, tra le cose e tra gli uomini e le cose. Interessante quindi una riflessione che, partendo dal paesaggio, sia capace di cogliere i diversi livelli di durata delle trasformazioni e dove la loro ricostruzione per uno sviluppo sostenibile della società e del territorio permetta di individuare il senso del nostro esistere, anche attraverso l’uso di opere di arte concettuale.  

Nell’ultimo secolo le pressioni derivate al paesaggio dalla rapida crescita urbana, industriale e infrastrutturale hanno prodotto drammatiche trasformazioni nell’uso dei suoli e situazioni di profonda crisi sia per intere comunità umane sia per la sopravvivenza di molte specie animali.  

La velocità di tali trasformazioni, possibile in virtù dell’apporto sempre maggiore di energia esterna al sistema, produce un’immensa perdita d’informazione; esse, inoltre, si compiono ignorando il sistema ambientale e paesaggistico di partenza, la sua storia, le sue risorse.  

Si assiste ad un rimescolamento degli elementi classici che compongono le nostre realtà, aumenta il disordine e gli elementi presenti in essa sono incapaci di interagire positivamente tra loro, arrivando ad una vera e propria destrutturazione del sistema ambientale e alla scomparsa delle relazioni elementari tra gli ecosistemi che lo compongono. Se le società percepiscono tali situazioni in termini di disorientamento, eccessi di stimoli visivi e uditivi, difficoltà nel decodificare i messaggi trasmessi dal paesaggio, per gli animali la situazione diventa ancora più drammatica, ma per entrambi risulta legata alle probabilità di sopravvivenza degli esseri viventi, di TUTTI, gli esseri viventi, sul pianeta. 


Beagle with the antigas mask, Ralph Hall, 2016. 

Uomo e Natura: una convivenza difficile, a volte drammatica, solo raramente espressione di armonia e bellezza. E’ questo il tema caro ad  Hall che nelle sue opere testimonia con forza e passione le contraddizioni profonde che legano l’essere umano all’ambiente. Metafore Pop della contemporaneità, anche i suoi lavori vivono di contrasti e shoccanti verità, raccontando con colori accesi, vivaci, a volte addirittura fluo una verità che di felice ha ben poco. Nascono così i suoi animali fantastici, come fenicotteri affogati trafitti da un neon, che può leggersi come simbolo di un progresso ottuso e accecante, oppure quale tentativo dell’Artista di sconfiggere le tenebre di una società sprofondata nel buio del nichilismo e dell’anarchia ecologica.  

L’instancabile ricerca di immagini sempre più cariche di significato a testimoniare come attraverso l’arte concettuale sia possibile esprimere il disagio che sta vivendo il nostro pianeta, spinge infatti Hall a confrontarsi con il concetto di luce. Nella Genesi (1,3/1,4/1,14) si trova scritto che Dio disse: “Sia la luce! E la luce fu”; “Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre”; “Dio disse: ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni”. Si parla quindi di una luce buona, sana, benevola. L’umanità ha saputo stravolgere anche la luce, e di questa luce che trafigge, che avvolge gli animali in un container, in un macello, in un allevamento intensivo parla l’Artista che ci mostra animali bagnati dalla luce ibrida e perfetta dell’era tecnologica: il neon diviene l’inizio della tortura e della schiavitù animale emanando una luce che incute sensazioni di terrore, di vuoto, di angoscia e di totale solitudine.  

Il suo zoo, purtroppo non immaginario, è poi abitato da elefanti dalle zampe incatenate preda dei bracconieri alla ricerca dell’oro bianco, di un avorio macchiato di sangue, di oche impettite e nobili nella loro austera postura, al cui collo pende un imbuto-collana, tragica visione di un destino voluto da chef stellati e comuni avventori senza rispetto per gli animali, …  

Uno degli aspetti che contribuisce a rendere unici i lavori di Hall è anche la tecnica utilizzata per raffigurare queste presenze: la ceramica, a volte colorata, altre ricoperta da strati di finta pelliccia, ma pur sempre un materiale fragile, modellato dall’Artista, che subisce una trasformazione nel processo di lavorazione, quasi ad indicare, anche in questo caso, la manipolazione della natura da parte dell’uomo.  

Lo stupro della natura urlato da Hall attraverso le sue opere si salda con l’accusa, ad esempio, verso l’uso del petrolio espressa drammaticamente nelle realizzazioni più recenti nelle quali elementi naturali e fisici sono soffocati dal greggio e pietrificati sui barili che lo hanno contenuto.  

Maria Laura Pappalardo
Presidente Festival Terra2050

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